8^ TAPPA TTS 2018 - LA MOTOTOSCANA



17 intrepidi son partiti dal Gabbiano alle otto (circa) in sella ai loro destrieri. Destinazione tante curve, tanto freddo e un miraggio di cena in quel di Colle Val d’Elsa. E dire che io la notte non ho dormito: non sapevo che tempo avrebbe fatto sabato e domenica, se avrei avuto freddo, quanto fastidio mi avrebbero dato le mutande lunghe appena comperate da Decathlon e di quanti strati fare la cipolla.

Scendendo dai Barattoli, mi si appannano anche gli occhiali, fa freddo e sono più rigido di uno stoccafisso. Non so per niente come andrò con la nuova moto “dualclutch’”, riuscirò a stare dietro a qui matti degli Scoo?

Il gruppo si fa folto e, dopo il sermoncino di rito da parte der Faina, si instrada verso Nord. Ci sono visi noti e visi nuovi ma, soprattutto, un bella muta. Si snoda il serpentello piano piano verso la Cassiabis e ognuno prende il suo ritmo. A ogni attraversamento di paese mi ritrovo con gli altri, non tra i primi ma non tra gli ultimi. Intanto studio i vari pulsanti e settaggi dell’elettronica e faccio piccole prove in strada per vedere come mi trovo meglio. Vero è che a ogni ripartenza scatta il piedino sinistro cercando la leva del cambio che non c’è. Incrociamo paesi, curve, valli e ancora curve. Facciamo la Cimina senza neve, passiamo Viterbo in scioltezza e raggiungiamo Bagnoregio in volata e via verso la valle del Tevere, oltre Fabro, e qui comincia il ballo. Le strade diventano più veloci, ma anche le inside sul fondo non ci fanno mancare nulla. Io spengo la moto in curva al posto di scalare, “porcammerda” come direbbe qualcuna. Il Conte Tacchia, che sfoggia una Ducati camo in rosso, raggiunge Città della Pieve zoppicando: un cratere colpito di striscio azzera la sua gita danneggiando il cerchio anteriore in maniera che egli non possa proseguire. Primi sentimenti misti, la pausa pranzo passa cercando una soluzione lui e ascoltando Fuso sui dBkiller io, poi Tacchia estrae un carroattrezzi dal cilindro e si incammina mesto verso casa. La sera gli si farà un brindisino di buon augurio.


Via di corsa in direzione Arezzo: visto che quei due Diavel di Lallo e Lalla ne avevano piene le tasche di stare dietro mi presto a far la “scopa” e sono quindi più tranquillo di non intralciare nessuno. Visto dalla coda, il serpentello è diventato un bel serpentone consistente e corposo. Da questo punto di vista privilegiato oltre al paesaggio mozzafiato mi si palesano anche i diversi caratteri dei riders e dei loro destrieri. Ramingo sulla Triumph dal suono profondo guida come un pipistrello, mi viene in mente Fonda in Easy Riders, da adesso per me Ramingo è Batman. Tiene il ritmo il ragazzo e ogni tanto allunga. I due fidi  Tokigno e Ciccio tra Victory e XT660 mi spianano la strada. Ogni tanto mi viene a trovare Lallo che si preannuncia col sound di un carro armato russo cupo e gorgogliante.

Passiamo oltre Torrita di Siena e Sinalunga e io zitto che vigliacco non sono andato a trovare i parenti. Finalmente il Chiantishire. E qui, eccoli Flash sulla sua BMW nera, Lady Toga sul 959 fuoco, Pistacchio (Napo) sul Kawa verde che ogni sorpasso mi fa venire un infarto, tenuti bravi da Kirbis, il quale comunque quando c’è da piegare non fa un a piega. Li vedo poco perché sono sempre già spariti ogni volta che li guardo. Ma noto che impostano, eseguono, fanno scorrere e poi chi li sente più. Il Chianti è inebriante. E’ anche quell’ora del giorno in cui colori e profumi di quasi primavera si fondono a creare un’atmosfera incantata.

Oramai siamo a Castellina (vero?), foto di rito al Gallo, facce contente e anche un po’ stanche. A me da qualche km fanno male le chiappe. Sono decisamente ammirato dalle eroiche zavorrine Lalla, Scricciolo e Cinzia, appollaiate dietro, spesso con zaino al seguito. Ma quello che più mi stupisce è come riescano a rimanere incollate lassù, visto che i loro driver dominano un Diavolo, una Furia e un CBRmille e di manico ne hanno mica poco. Tra un tranquillo AleMultistrada rosso che sornione impenna quando non lo vede nessuno e Cavillo che non ha le spie delle frecce a LED, ormai solo ancora qualche km fino a Colle Val d’Elsa e poi si rivela il disegno nascosto dello Zeta e di Faina i maestri organizzatori.


Inaspettati, appaiono dapprima la scatola magica nella quale stipiamo le moto per la nanna, poi l’albergo di tutto rispetto  dove i letti sembrano non volerci lasciar più andare.

Quattro passi in paese e la prossima gradita sorpresa, la tavola per noi nella cantina del ristorante!! Ora altro che i Cavalieri della Tavola Rotonda! Un posto tutto per noi dove gozzovigliare senza ritegno. Vino all’altezza, brindisino ripetuto, caciara da morire e Scricciolo sul tavolo. Non manca nulla. Anche Ramingo che fa gli anni e ci da un motivo in più. La sera continua poi senza di me che crollo sul letto producendo istantanei ronfamenti. Tra i fumi del sonno mi pare di vedere un’invasione a notte fonda e Ramingo con una ventosa in testa, saranno veri?


La mattina intanto è scattata l’ora legale, fa freddino ma sorge un sole bello gagliardo e poi ieri sera non erano tutti leoni? A colazione fatta con molta, molta calma ed estrema rilassatezza si cavano i gioielli dalla grotta e si riprende la strada. A Volterra sosta benzina e gode il mio portafoglio con una media di 27km/l fatti con il DCT e guida allegra.

La prossima tappa è Massa e poi San Galgano ma sono indeciso se proseguire o puntare verso casa via Aurelia per arrivare in tempo a riprendere Ugo cane nero. Intanto Pistacchio (a cui a forza di andar piano vengono le bolle), Tokigno, Ciccio e io saltiamo un punto caffè salvo che FollettoZeta ci viene a prendere in una corsa funambolica e ci riporta indietro.

Tra i fumi e i vapori da Volterra a Larderello tubi e strutture a intrappolare il caldo della terra e sembrano stazioni spaziali. Scendiamo verso il bivio per Massa e Tokigno, Ciccio e io lasciamo il gruppo per rientrare verso casa, tra la via Aurelia e due Pici cacio e pepe.

Arrivo ai Barattoli e faccio il giro della staffa senza casco accolto da Ugo impazzito che spunta un 45km/h in discesa!

Ringrazio di cuore tutti quanti ma in particolare a Faina e Zeta un “BravoZulu” per l’impeccabile organizzazione e alle loro Zavorrine per motivarli tutti i giorni ad andare piano. Ognuno di noi ha le sue storie ma il gruppo c’è e sta bene insieme. Bello così. Alla prossima!

 

By Bernacca