RESOCONTO ANDAR PER OLIO E CULTURA...

10 novembre 2013 


La giornata trascorsa in occasione dell’uscita “Andar per olio e cultura” è una di quelle che ti fa sentire in pace, o almeno per me è così.
La strada non è molta e il paese aspetta solo noi. Piano piano, ti avvicini e non c’è caos, traffico o rumori molesti.
Una piazzetta adibita per l’incontro, una buonissima colazione per accoglierci e l’abbraccio dei nostri amici di Montebuono a darci il benvenuto.
Come al solito, siamo in ritardo. Peccato, forse avremmo avuto più tempo per gironzolare o chiedere un altro bis.
Comincia il giro che ci porta a visitare i due frantoi in programma. Il primo ci offre una guida all’interno del mondo della macinatura, ogni volta che l’ascolto e penso a quanta fatica ci voglia a raccogliere le olive, mi domando come mai l’olio non costi 100 euro a litro!
Ovviamente, per capire bene, abbiamo dovuto testare il prodotto finito, infatti la visita termina con l’arrivo ad una sala apparecchiata. 
Ci vengono offerte bruschette all’olio, accompagnate dalla porchetta de Chateaubriand, o zone limitrofe, che esalta il gusto de st’olietto che te cola da tutte le parti, insomma era bona!

Dietro al tavolo da buffet, seduti sulla panca e belli apparecchiati, troviamo alcuni dei nostri soci, manco stessero al centro anziani, ma comunque è tempo di andare, fiduciosi verso il prossimo frantoio, quello famoso, quello che aspetti da proprio una cifra, perché ci stanno i broccoli fritti!
Il cuore è già in tumulto, non vedo l’ora di arrivare e, invece, Did mi fa fare il giro turistico previsto quando, tornando per la strada dell’andata, saremmo arrivati in dieci minuti!
E io sto lì che penso “arriveremo tardi e non li troverò più, mi toccherà ucciderlo”! 
e ci imbarchiamo per le curve. 
Un’idea felice mi ha suggerito di portare la nostra cucciola che, forse a causa della porchetta, ci asfissia con i suoi fumi e noi chiusi nell’abitacolo. Medaglia d’onore al figlio di Stella, che ha resistito stoico, senza svenire!
Arriviamo finalmente, scendo dalla macchina e mi avvicino con passo deciso, ma non correndo, perché non è da signorine, all’agognato momento e taaaaaaaaaaaaccccc, non ci stanno! Noooooooooooooooooo! Ma non si fa così! Perché? Perché? Perché?

Dopo una breve riflessione sulle ingiustizie del mondo, mi accorgo che, insieme alle bruschette, danno la pancetta abbrustolita sulla brace, tento di consolarmi e me ne mangio un paio, più qualche bruschetta con 6 lt di olio sopra, perché al primo assaggio il sapore non si sentiva tanto bene.
La visita prosegue, pochi metri e arriviamo ad una piccola chiesa, l’ambiente vuoto ti fa porre l’attenzione dove deve stare. 
Di fronte ai banchi, non un altare ma un piano di poco rialzato, una luce calda ad evidenziare la pittura della nicchia, e tre ragazzi con i loro strumenti a riempire di poesia, dolcezza e forza questo tempo che resta un po’ sospeso fra le note di vecchi classici.
Adoro questo momento, si crea una magia che ti rimane addosso, anche ora che sto scrivendo questo resoconto a distanza di due settimane (e chiedo scusa per il ritardo).
Purtroppo, il tempo è tiranno, si è fatto tardi e i ragazzi della proloco ci aspettano per il pranzo.

Vorrei fare un elogio a questi giovani perché non è facile trovare ventenni, o giù di lì, disposti a perdere giornate intere ad organizzare una manifestazione che non è di loro coetanei. Ci hanno serviti e riveriti, sempre con il sorriso e con estrema gentilezza, cucinando benissimo, un plauso speciale alla torta che era davvero ottima.
Il pranzo finisce alle 4, è ancora presto e seguendo il solito motto “ma ‘na casa nun ce l’avemo??” decidiamo di andare al bar centrale del paese. Fra 60 caffè, grappe e amari, scatta l’ideona.
Scherzo bastardo a Toga, l’uscita diventa valida per il TTS, facendole perdere la prima posizione.
Il nostro pensiero è andato subito al povero Furex, che se la sarebbe dovuta sorbire con tutta l’incazzatura del momento. Giuro a dita incrociate che nessuno di noi s’è fatto una grassa risata.
Questa decisione ci dà la spinta per metterci in macchina e tornare a casa, l’obiettivo ora è la super cazzola, durata poco perché il Presidente s’è fatto sgama’ subito, vabbè!

Grazie ancora una volta alla nostra delegazione sabina, in primis il nostro grande Fiorenzo!
Grazie per la giornata trascorsa, è stato una di quelle serene.

Turan

How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
The answer, my friend, is blowin' in the wind”
B.D.