MOTOCLUB SCOORDINATI D’INVERNO SCOORDINATI ALL’OPITREFFEN


Quando la vita ti riserva l’occasione di vivere nuove esperienze è sempre bene cogliere la palla al balzo e cercare di sfruttare gli eventi per scoprire luoghi e persone che possono regalarti emozioni stupende. Così, quando ho saputo che la mia prima uscita in moto, come membro ufficiale degli ScOordinati, sarebbe stata una “due giorni” in campeggio ad Opi per la 2° ed. dell’Opientreffen, non ho fatto altro che contare con trepidazione i giorni che mancavano alla partenza. L’attesa è stata ahimè, intramezzata da notizie metereologiche alquanto drammatiche che hanno cercato in tutti i modi di far spostare la nostra destinazione in qualche calda, confortevole e rilassante meta termale della toscana.

Per fortuna (o per sfortuna, a seconda dei casi) alla fine si è deciso di non dare troppa importanza alle parole della simpatica e cortese tipa del campeggio che ci aveva esplicitamente sconsigliato di andare, in quanto le condizioni stradali erano pessime e si faceva anche fatica a muoversi in macchina. Si sa, le previsioni e le donne tendono sempre ad essere un po’ troppo allarmiste e quindi sabato mattina è partita l’avventura, incuranti dei -6° previsti, destinazione Opi, destinazione freddo.

Partiti da Roma verso le 10:30 di Sabato abbiamo proseguito lungo il GRA per prendere l’A24. Il cielo era coperto ma la temperatura non faceva soffrire, si stava intorno ai 5 gradi, tutto tranquillo al momento. Zavorrino dietro Frandrok mi sono goduto il paesaggio che saliva dopo essere usciti dall’autostrada (PS. 4.30€ di pedaggio all’uscita di Carsoli…) fino alla prima sosta a Tagliacozzo. Tramezzini, caffè, tè caldo hanno aiutato i nostri fisici (e che fisici!!!) a proseguire salendo, immaginando di trovare il freddo, quello vero. Ma niente freddo, niente neve.

Scolliniamo dunque ad Avezzano, dopo qualche curvetta in tranquillità, dove, nel mezzo del cammin di nostra uscita ci ritrovammo inaspettatamente in una nebbia oscura (semicit). La cosa inaspettata era soprattutto il paesaggio. La piana del Fucino era coperta da una nebbia gelida, ghiacciata, fitta che aveva fermato il tempo e aveva imbiancato la vegetazione risparmiandone solo la parte più bassa. Adesso faceva parecchio freddo, la temperatura era scesa velocemente intorno allo zero, il corpo cominciava a dimenticare la presenza di braccia e gambe. Come se non bastasse anche una fantastica nube di sale alzata dai mezzi che ci precedevano contribuiva a rendere la situazione non proprio ideale per un giretto in moto. Beh, devo dire che tutti i leggeri disagi passarono in secondo piano grazie alla bellezza del paesaggio, unico nel suo genere.

Usciti da questa dimensione ghiacciata, si lascia Gioia dei Marzi e inizia l’ascesa sul Passo del Diavolo. Dalla padella alla brace, penso, ma di neve salendo ce ne è poca. La strada è divertente, si snoda in curve strette con il fondo che garantisce qualche curvetta senza esagerare. Si arriva in cima. 1400mt. Foto ricordo con adesivo a marcare gli ScOordinati per il secondo anno consecutivo il Valico di Gioia Vecchio. #sòsoddisfazioni.

Inizia la discesa verso Pescasseroli, niente neve e freddo che ormai non faceva più paura. Sosta pranzo veloce, in una piccola pizzeria a taglio. La pizza era ottima, un pezzo tirava l’altro, soprattutto se caldo appena sfornato, accompagnato successivamente da un ottimo panino con salsiccia, scamorza e un filo di piccante… che ve lo dico a fa. Buonissimo.

La meta era vicina, si arriva dopo qualche chilometro al Campeggio, uno dei pochi che rimane aperto anche di inverno. Ci aspettavano due bungalow, piccoli ma funzionali, per i meno coraggiosi e un intero campeggio dove poter piazzare le tende, per gli uomini veri. Velocemente abbiamo issato con maestria lo stendardo ScOordinato, e poco dopo il fuoco già ci scaldava dall’esterno. Dall’interno invece, il calore arrivava dal buon vecchio Chivas Regal invecchiato 12 anni.

Dopo aver “preso in prestito” un po’ di legna dalla vegetazione circostante, la brace era pronta e non aspettava altro che i coraggiosi volontari (Fuffi, Edwin e lo Smilzo) tornassero con la carne pronta per essere divorata da un gruppo di uomini vigorosi e affamati dopo un viaggio lungo e faticoso. Nel caso improbabile che i coraggiosi volontari non avessero fatto ritorno il piano prevedeva la cattura del cervo che, secondo quanto raccontato dal tipo del campeggio, curiosava ogni sera nel campeggio per cibarsi del fieno destinato ai cavalli. Curiosi eravamo anche noi di assaporare la carne del mammifero artiodattilo di montagna (per intenderci: er cervo!), ma per sua fortuna, nel frattempo, i nostri eroi erano tornati con un grasso bottino: salsicce, bistecche di collo, fettine di pancetta, scamorze e cinquanta (50) arrosticini di pecora. Il tutto accompagnato da pane bruscato e aglio per chi è abituato a mangiarlo intero e da due bei boccioni da 5 litri di un buon vino rosso. Intorno alle 18 è iniziata la cottura, con l’ottimo Faina che generoso si è prodigato per cuocere il tutto.

Tra risate e bocconi era calata la notte accompagnata da qualche fiocco di neve sceso qua e là per rendere l’atmosfera magica. La temperatura si faceva sempre più rigida ma intorno al fuoco si stava veramente bene ovviamente anche con l’aiuto di qualche grappino e di un “liquorino leggero leggero” al melograno che ha aiutato a riscaldare la serata. La cena termina che lo dico a fare, con la rituale spaghettata di mezzanotte che ci ha accompagnato fino al caldo letto, nel mio caso, e nella fredda tenda nel caso di Faina, VaraValerio e Cesco.

Al risveglio, il campeggio appariva coperto da un leggero velo di neve caduta nella notte. La temperatura era rigida ma il cielo splendeva di un azzurro limpido mentre il sole si stava facendo strada tra le montagne abruzzesi. Sole che ci ha regalato una magnifica una moto di ghiaccio formatasi sull’asfalto dall’ombra della Triumph di Desmogatti. Scaldate le moto, risvegliate dopo essere state coperte nella notte da uno strato di ghiaccio e brina, si riparte, questa volta sotto un sole caldo. Si lascia il campeggio salutando Opetto, simpatico cagnolino che ci aveva fatto compagnia per tutta la serata precedente, speranzoso di rivederlo nel 2017 per la 3° edizione dell’Opientreffen.

Da Villetta Barrea si abbandona la valle e parte la salita verso Passo Godi. La strada è buona, divertente, si sale in agilità. Il panorama offre delle istantanee fantastiche. La valle con il lago di Villetta Barrea irradiato dal sole è uno spettacolo. Salendo la neve aumenta e le temperature calano leggermente. Superato Passo Godi in direzione Scanno però arriva un piccolo intoppo: la strada che discende la montagna è coperta da uno strato di neve che non si è sciolta per via dell’ombra della montagna. Che si fa? Tornare indietro non si può. Si tenta.

Si procede lentamente, molto. La maggior parte di noi non ha mai guidato in certe condizioni, le moto non sono attrezzate per la neve. Bisogna stare attenti al minimo cambio di direzione e cercare di non toccare ne acceleratore ne freni. Dopo qualche curva la strada torna ad essere riscaldata dal sole e la neve sparisce. Però pochi metri di strada pulita e la neve torna a bloccarci il percorso. Di nuovo, si prosegue, leggermente più tranquilli, dato che comunque nel tratto appena superato non avevamo avuto particolari problemi. Nel secondo tratto i due GS assaporano la neve, traditi da qualche dossetto invisibile, senza conseguenze data la velocità veramente a passo d’uomo. I dossetti creano parecchie difficoltà, è difficile controllare il mezzo, bisogna solo affidarsi alla propria sensibilità e ad un pizzico di fortuna. Finalmente dopo un paio di chilometri la strada torna ad essere pulita. Si scende in tranquillità. Ci si ferma a Scanno per il pranzo in un piccolo Hotel-Ristorante. Il cibo onestamente non è da ricordare, soprattutto per la torta “fatta qualche giorno fa, ma comunque buona… sapete, va fatta riposare…” o per i mostaccioli che probabilmente risalivano all’ultimo Natale… Ad ogni modo abbiamo riempito lo stomaco con 13€. Buono.

Ripartiamo direzione autostrada attraversando Scanno lasciandoci alle spalle una stupenda cartolina del borgo che si arrampica sul crinale della montagna. Quello che non mi sarei mai aspettato erano le strade che avremmo incontrato da lì a pochi chilometri. Le Gole del Sagittario. Una stradina stretta, ricavata nella roccia di una montagna parte dell’omonima riserva naturale. Si affaccia su un lago artificiale che riempie la vallata di un’acqua limpida riflettendo sulla superficie un ambiente naturale, incontaminato e assolutamente da visitare. Lungo la stradina di curve in rapida successione, dei singolari cartelli raffiguranti un orso, ci ricordano che la velocità uccide gli orsi e noi stessi invitandoci a rallentare… La tentazione è troppa e velocemente le curve ci abbandonano una dietro l’altra in rapida successione.

Dopo qualche chilometro si prende di nuovo l’autostrada direzione Roma quando il sole aveva iniziato a scendere. All’avvicinarsi del casello di Roma Est il traffico aveva iniziato ad aumentare. Ultima sosta per l’ultimo saluto, dato che da lì in poi ognuno avrebbe preso la direzione per la meritata doccia calda che ci aspettava a casa.

Arrivato a casa intorno alle 6 di sera la prima cosa che mi è venuta in mente guardando Il termometro che segnava gli 8 gradi è stata: ma che è sto caldo?!

by RiccardoStiX