Mammina, Ti racconto una Storia......

Novembre 2016

Mammina, 
ti racconto una storia e la racconto a te che 22 anni fa hai vissuto con me il mio primo viaggio , dopo solo 3 giorni che avevo finalmente la mia moto siamo partiti io cuore a cuore con Red e tu e papà dietro a me in macchina direzione Puglia.
Mamma la racconto a te perché come te spero tante mamme possano capire la passione e la felicità che si cela sotto un casco, cercando di allontanare per un po’ i vostri timori e preoccupazioni di Mamma e lasciando un po’ di spazio alla gioia per aver messo al modo dei figli motociclisti.
Anguillare bar “il gabbiano” ritrovo ore 9:30ed io ero in ritardissimo, messaggio del presidente che alle ore 9:30 in punto mi scriveva “Scricciolo sei già in ritardo”.
Mi sono svegliata con un mal di testa atroce degno della nostra genetica e sono dovuta andare in cerca di una farmacia aperta. Ho iniziato a pensare, come spesso mi succede nella vita, “perché proprio a me? Perché proprio oggi? “ Ma presto mi sono convinta che il mal di testa non mi avrebbe fermato in nessun modo e sono corsa al molo.
Mamma arrivo e vedo uno stupendo spettacolo una sfilata di moto e sullo sfondo il lago di Bracciano.
Mi avvicino saluto tutti con abbracci così forti da togliere il respiro ed intanto inizio a guardarmi intorno.
Max gentilmente, forse quasi per obbligo vista la mia insistenza, mi aveva offerto il posto dietro a lui ma io non vedevo la sua Multistrada bianca ed un pensiero dolce e malsano mi balena in testa “vuoi vedere che Max mi ha fatto una sorpresa ed ha tirato fuori la panigale?” Ma Mamma io non so nemmeno se Max ha una panigale ma in quel momento il mio desiderio irrazionale era quello.
Il presidente si guarda in giro, vede che siamo tutti e da l’ok per partire.
Mi metto il casco e salgo, Max si fa avanti per andare in testa alla fila e ad all’improvviso arriva lui in sella alla sua Cbr, Stefano detto mezzo litro, che non doveva esserci ma come ci ha detto poi lui “sono sgattaiolato via” e quello Mamma è stato il mio primo di tanti sorrisi dentro il casco.
Bene partiti, si esce da Anguillara costeggiando il lago, si va verso Bracciano direzione Viterbo.
La giornata è spettacolare, il sole splende alto nel cielo ma l’umidità e la temperatura di novembre fanno si che la strada è bagnata e si procede con cautela.
Alla prima curva Max frena e gli dò la prima “cascata”, e poi ancora un’altra ma io Mamma su quella moto non sapevo come starci, mi sentivo strana, ero seduta e non sdraiata, non riuscivo ad incastrare il tacco dello stivale nella pedana perchè il piede, a causa della seduta, stava in piano e cercavo il serbatoio ma troppo lontano.
Strada facendo mi sono sistemata ed ho iniziato a capire che dovevo tenermi con la mano sulla maniglia dietro ed ho sistemato il piede, mettendolo obliquo tra la pedana ed una sporgenza dietro di essa che non so nemmeno come si chiama ma credo serva per agganciare i bauletti.
Adesso Mamma inizio lo spettacolo vero e proprio. Sai che io sono stata sempre solitaria o al massimo uscivo con pochi amici e non ho mai avuto il piacere e l’onore di far parte di un motoclub e di partecipare a delle uscite in gruppo e quello che sto per raccontarti ha davvero dell’incredibile.
Il presidente davanti a condurre un corteo di 13 moto e come un condottiero che conduce la sua truppa era sempre lì pronto a segnalare ciò che poteva essere pericoloso mettendo al sicuro i suoi cavalieri.
Autovelox, buche (anche se ci sono abituati), rallentamenti improvvisi, polizia, tutto perfettamente segnalato con uno specifico gesto che dietro capivano al volo.
Nel percorso cittadino occhi fissi allo specchietto retrovisore a controllare che ci fossero tutti e fermarsi ad aspettare ognuno di loro.
Quelli Mamma sono stati per me dei momenti molto emozionanti perché dietro a quei gesti c’è tutto un mondo meraviglioso che appartiene solo ai motociclisti.


























Seppur emozionata da tutto questo fremevo per vedere le moto degli altri ragazzi ed i loro stili di guida ma noi stavamo davanti ed io vedevo solo macchine e stupendi panorami. Poco dopo aver fatto questo pensiero, sfreccia davanti a noi Alessio ed alza il musetto rosso della Multistrada al cielo ed io nel casco ho sorriso di gioia pura. Riprendiamo Alessio che era andato in avanscoperta e ci aggiorna che la strada è bagnata, non si può osare e continuiamo tranquillamente ad andare. Arriviamo ad un incrocio e in uno spiazzale Max si ferma per aspettare tutti i condottieri magari rimasti indietro a causa del traffico. Nel mentre si accosta Silvia in sella alla sua scrambler, io le ho visto gli occhi pieni di gioia, era la sua prima uscita con la moto nuova ed era molto soddisfatta. Max le fa i complimenti e le dice che era sicuro che si sarebbe trovata bene con la sua nuova principessa. Si riparte verso Tuscania, arriviamo fuori dalle mura e nuovamente il presidente si ferma. Quello per loro è un posto familiare, a loro legato affettivamente perché la loro prima uscita ogni anno la fanno proprio li. Mamma sai a cosa ho pensato io mentre Max me lo raccontava? Ho pensato che a Marzo voglio esserci anche io con loro ma in sella alla mia Tita Giulia. Tutte fermate brevi, fino ad ora solo 4.6 minuti per assicurarsi che il gruppo sia coeso quindi ci fermiamo a fare colazione. Si scambiano due chiacchiere, saluto calorosamente ½ litro senza casco, perché mamma lui è quello che al molo è arrivato per ultimo mentre stavamo partendo. Riccardo entra nel bar urlando “prendete quello che volete paga 1/2 litro”. Loro sono così si spizzicano piacevolmente l’uno con l’altro ed io ero lì gioiosamente assorta in immensi sorrisi. Martina esce dal bar, aveva freddo, le ho detto “vieni qui al sole che è più caldo” e lei mi ha risposto “grazie”. Mamma il sole non è mio ma solo per il pensiero che ho avuto per lei mi ha ringraziato ed io sono rimasta piacevolmente sorpresa. Martina era felice perché dopo tanto tempo, visto che ha una bimba piccola, era la sua prima uscita con il suo amore e con la Supertenerè! Dotati a questo punto della giusta dose di caffeina e nicotina si riparte. Mamma adesso preparati e non avere timore. Sole niente alberi che fanno ombra lasciando chiazze bagnate sull’asfalto si può guidare. Max rallenta si mette a destra della corsia ed eccoli belli loro, Alessio, Desmogatti e Fuso che ci sorpassano e vanno verso l’adrenalina. Daniele alza gli occhietti di tiger al cielo e lì nuovamente mi sono messa a ridere perché Mamma io sono rimasta lì ai miei 21 anni quando impennare mi rendeva felice sopra ad ogni cosa. Anche Max scioglie i cavalli e siamo dietro a loro quando vedo Fuso che imposta, stacca, esce dalla sella fuori il ginocchio e curva bello come il sole.













Le sorprese per me non sono finite Max inizia a guidare, cosa credo non facile per lui con me dietro, e finalmente io inizio a sudare, sento tutti i muscoli contrarsi, denti serrati ed eccola quella sensazione che mi parte dalla pancia arriva alla gola e proprio in quel preciso momento penso “adesso svengo”.
Che dire, non conosco le parole per farti capire realmente quello che provo in quei momenti , forse non le hanno ancora inventate, so solo che mi sento viva.
Il dolore atroce e costante al braccio sparisce ed anche se so che non è la stessa cosa come se guidassi io, sento in quel momento svanire 17 anni passati nel dolore.
Molto velocemente arriviamo a Bolsena , mi sporgo in avanti alzo il pollice al cielo in segno di ok e Max lo vede e ricambia. 
In un incanto di paesaggio, un lago stupendo ed un cielo da cartolina ci fermiamo ad assaporare tutto quello che la natura ci offre e di cui molto spesso non ci accorgiamo.
Max esordisce “non mi ricordavo che quel tratto di strada fosse così breve” perché come tutte le cose belle è finito subito.
Mi siedo su una panchina a parlare con Daniele e Mamma lui mi conosce da poco ma come un vero amico mi stà a sentire vedendomi delusa da un’amicizia finita con una persona a me molto cara.
Mentre parliamo veniamo chiamati per le foto di gruppo strambe e bellissime , perché con loro è divertente fare qualsiasi cosa anche le foto che non amo particolarmente.


Si gioca si scherza e Mamma devi sapere che Max non digerisce proprio Valentino Rossi, gli sta proprio antipatico ed io per portarlo in giro gli ho messo il mio casco vicino alla sua faccia ed ho chiesto ai ragazzi di farci una foto. Avresti dovuto vedere che brutta faccia che ha fatto con accanto il faccione di Vale con l’espressione da staccata Casanova Savelli.







Mentre eravamo tutti assorti dalla gioia di stare insieme, ridere e scherzare Max riceve una telefonata, era Francesca che con gli altri Scoordinati ci stava aspettando al luogo di incontro, quindi il presidente richiama tutti all’appello e si riparte. Arriviamo ad una rotonda e Max anziché prendere un’uscita continua a girare intorno ad essa. Mamma ci dovevi vedere, eravamo belli come dei ballerini dell’opera che danzano su note dolci ma potenti. Ho avuto gli occhi lucidi per tutto il tragitto ma in quel momento mi sono scese le lacrime. Arriviamo da Quinzi, ci incontriamo con gli scoordinati automuniti e seguiamo Francesca, ma aimè il telefono con il navigatore ce lo aveva Kate ed abbiamo fatto andata e ritorno sulla stessa strada prima di arrivare all’Osteria Tanta Robba. Vista la meta ormai raggiunta Max alza il braccio sinistro al cielo ed esulta “ce l’abbiamo fatta!” guardando gli altri nello specchietto retrovisore, ma Francesca avanti frena ed io semplicemente dò due leggere manate sul fianco di Max, lui pinza si gira e mi dice “grazie Scricciolo”. Mamma in quel momento ho versato altre lacrime perché mai nessuno in vita mia mi ha ringraziato per un gesto così banale anzi Mamma quando vedo prima del pilota mi viene sempre detto “tranquilla si avevo visto” facendomi sentire sempre fuori luogo e mai apprezzata. Tutto bene arriviamo con le moto davanti all’Osteria ed iniziano tutti a dare sfogo alle principesse.

Mamma una gran musica ed una grande gioia. Da dentro il locale ci sentono ed ecco che esce Pino e ,sorpresa per lui, tutti i suoi amici Scoordinati a pranzo nel suo locale sotto falso nome proprio per fargli una sorpresa. Pino un grande uomo che si è commosso di fronte all’amicizia e che mi ha fatto commuovere quando ho letto le sue parole di ringraziamento per gli Scoordinati. Cioè Mamma capisci cosa fanno questi? Questi ragazzi sono angeli scesi in terra per rendere la vita migliore a chi gli sta accanto, come stanno facendo con me. Tutti felici e contenti andiamo a mangiare ma Mamma io però a questo punto mi sono seduta ed ho iniziato a pensare a tutto quello che avevo appena vissuto. Probabilmente mi sono persa gran parte del pranzo assorta nei miei pensieri e sicuramente sono stata poco di compagnia ma la mia mente non poteva fare a meno di pensare. Però ricordo benissimo la stupenda poesia di Riccardo recitata da Stefano ½ litro e fortuna che ho avuto la stupenda idea di fare il video, perché adesso Mamma durante la giornata nei momenti no me lo riguardo e mi sento sollevata. E poi mi ricordo Cimini. E mentre Furetto e Fuso parlavano di Cimini io mi mangiavo le mani perché io non potevo tornare a casa con loro passando anche io per la Cimini e soprattutto non in moto con loro. Ma Mamma quella della Cimini sarà un’altra storia che ti racconterò e che vivrò con Tita Giulia. Mamma io ho finito, non ho più le parole ma Mamma io ti ho raccontato tutto quello che però tu già sapevi perché sei il mio angelo stupendo in cielo e quella domenica so che tu eri in moto con me. Ah Mamma questi ragazzi mi chiamano Scricciolo, ed io da subito ho pensato che era il nome meno appropriato per me visto la mia vita trascorsa a combattere. Ma sai Mamma Max ci aveva visto lungo perché io solo con loro sono davvero uno scricciolo perché non devo stare in guardia, non mi devo difendere da nessuno, non devo mostrarmi forte, mi sento talmente amata e coccolata che penso proprio di esserlo uno Scricciolo.

By Scricciolo